Istituto Comprensivo “Raffaello Sanzio”

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La Piccola Cuba - Villa Napoli       

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Referente: prof.ssa Rosangela Tumino

Traduzione a cura della prof.ssa Donatella Vultaggio

 

La Piccola Cuba

Contrariamente alla Cuba Soprana la piccola Cuba (foto sopra a destra) non ha subito alcuna modifica: posta sullo stesso asse di quella Soprana e distante da questa circa 200 m; prende il nome dalla pianta quadrata ed è sormontata da una cupola emisferica di evidente impronta araba. Le decorazioni presenti negli archi rimandano alle decorazioni che caratterizzano i portali della Maggione e ci permettono di datare il monumento agli ultimi anni dell’epoca normanna. Ultimo resto di quello che doveva essere uno splendido parco, arredato con le statue del Gagini, rimane un laghetto artificiale sulle cui rive sorgono alcuni alberi di alto fusto, la rimanente vegetazione è costituita da alberi di agrumi. 

 

 Villa Napoli  

Oggi il complesso si presenta come una piccola isola inserita in un contesto urbano sconvolto dalla presenza di una fascia edilizia condominiale prospettante su corso Calatafimi ed è costituito da un’esigua area verde e da corpi di fabbrica di grande interesse architettonico. Le fabbriche più antiche del complesso, risalenti al periodo normanno-svevo, sono la piccola Cuba o Cubula e la Torre Alfaina che, per la posizione più a monte rispetto alla più nota Cuba, prese il nome di Cuba Soprana, i cui resti sono incorporati nella villa. L’intera struttura presenta una molteplicità di elementi e di aspetti che richiedono l’intervento interpretativo di tanti studiosi appartenenti a discipline differenti: dall’archeologo allo storico dell’architettura al naturalista. Infatti, dalla costruzione ad oggi la Torre Alfaina e il territorio circostante hanno subito trasformazioni che attengono sia ai corpi di fabbrica che agli aspetti colturali dell’area a verde. Per meglio comprendere la portata di questi cambiamenti lungo il corso dei secoli è opportuno fare riferimento a piccole note storiche. In primo luogo la Torre Alfaina e la piccola Cuba assieme alla Zisa e alla Cuba, risalenti al periodo normanno, erano inseriti all’interno del Genoardo, l’enorme parco reale che partiva dalle pendici del Monte Grifone e si estendeva verso nord fino alle mura della città. Dopo la caduta del regno normanno-svevo le prime notizie sull’edificio le troviamo verso i primi anni del 1500 in un privilegio di Ferdinando il Cattolico nel quale il sovrano concede a Giovanni Ventimiglia "tres lenciae terrarum cum quadam turri dirupta, quae ruinam in totum mirabantur vocata Alfaina seu Cuba Soprana" il quale la ingloberà in nuove strutture (la villa) e rimarrà occultata fino agli anni 20 del XX secolo quando, a causa della caduta di alcuni intonaci, la Regia Soprintendenza ai monumenti mette in luce nella parte orientale dell’edificio un grande arco acuto a doppia fascia fiancheggiato da finestre anch’esse ad arco acuto. È dunque verso il 1500, sotto la proprietà dei Ventimiglia, che le strutture normanne in particolare la Cuba soprana vengono ampliate e ristrutturate al fine di inglobarle nel nuovo contesto della villa e del giardino. Con il succedersi dei proprietari la villa subisce diverse modifiche; allorché l’insieme passa a Vincenzo Torres attorno al XVIII secolo quest’ultimo vi aggiunge lo scalone conferendo alla villa un’impronta marcatamente settecentesca; infine, verso la fine del XVIII secolo, gli ultimi proprietari, i Di Napoli, in particolare Carlo Di Napoli commissiona al pittore Vito D’Anna gli affreschi che decorano la volta del salone al piano nobile, ancora in fase di restauro e quindi non accessibile al pubblico. Nel 1991 l’acquisto da parte della Regione e l’inizio dei lavori di restauro di tutto il complesso, secondo il progetto firmato da Salvo Lo Nardo e con la direzione di Eliana Mauro e Natalia Alliata. Il progetto mira alla salvaguardia dell’edificio e al consolidamento della struttura. Gli interventi avevano inoltre l’obiettivo del recupero dello splendido giardino che circonda la villa. Con la direzione di Francesca Spatafora sono stati effettuati gli scavi archeologici che hanno consentito non solo di mettere in luce il perimetro della Torre e di verificare che la costruzione della villa in alcuni casi non ha distrutto le strutture preesistenti ma le ha inglobate e in alcuni casi ne ha utilizzati i materiali, ma hanno anche messo in luce l’esistenza di un contesto precedente all’impianto normanno.