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Il film "Osama"

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OSAMA

di Siddiq Barmak

Soggetto: Trama: Nell'Afganistan dell'era talebana le donne non possono uscire di casa liberamente senza essere accompagnate da un uomo. Non possono cercare un lavoro e non possono neanche manifestare per tentare di affermare i propri diritti. Nella sua famiglia di sole donne, Maria cambia nome e divenne Osama….

Genere: Drammatico;

 

       
 

IL FILM “OSAMA” HA SUSCITATO IN NOI LA VOGLIA DI RIFLETTERE SUI DIRITTI DELLE DONNE

Scritto da Elvira e Morena 3 B, a.s. 2006/2007

       
           
 

Durante quest’ultimo periodo, all’interno del progetto di interculturaltà, abbiamo parlato e studiato, insieme alle nostre professoresse di Inglese ed Italiano, delle varie culture dei paesi dell’Asia, concentrandoci sulla religione e civiltà. Inoltre abbiamo affrontato i problemi che possono sorgere dal contatto fra le diverse culture, come il dibattito attuale sul “velo” o sull’abito portato dalle donne di fede islamica, nei paesi occidentali dove risiedono. Esistono diversi tipi di velo che in arabo si dice Hijab or .Il velo lascia scoperti solo le mani e il viso nascondendo i capelli e il resto del corpo alla vista altrui (http://www.donnamed.unina.it/velo_cronaca06.php) . Una variante usata in Afghanistan è il “burqa”, (burqa completo o burqa afghano, è un abito, solitamente di colore blu, che copre sia la testa che il corpo. All'altezza degli occhi può anche essere posta una retina che permette di vedere senza scoprire gli occhi della donna. L'obbligo o la richiesta di indossare il burqa per rispettare le norme coraniche è una forzatura alla quale molti paesi islamici non vogliono aderire). C’è chi sostiene che il velo, specie il burqa, rappresenti una forma di violenza contro le donne a cui viene impedito di esprimere pienamente la propria individualità , costringendole a nascondere il  volto.

 Per approfondire questo argomento abbiamo visto un film riguardante la storia di una ragazza afgana che , per aiutare la madre e la nonna a sopravvivere durante il governo talebano (I talebani sono gli "studenti" di scuole coraniche, traslitterato in Tālibān o Tālebān, sono diventati noti per essere diventati in gran parte seguaci di un movimento islamico che ha governato su gran parte dell'Afghanistan dal 1996 al 2001), finge di essere un maschio per andare a lavorare. Il film inizia con la presenza di un ragazzino  che racconta ad un giornalista (mentre riprendeva con la sua telecamera) quello che stava accadendo  in quel momento. Le donne si erano riunite per manifestare per strada contro il governo dei talebani che non rispettavano i loro diritti. Durante la protesta i miliziani talebani catturavano le donne, come se fossero bestie, e le rinchiudevano dentro gabbie dove venivano investite da forti getti d’acqua. Solo una ragazza con sua madre riuscì a  scappare . Loro non avevano una situazione economica florida…anzi…; la madre era stata licenziata, dal governo, dall’ospedale dove esercitava la professione di medico. Rientrando a casa, le due donne ne discussero con la nonna che era molto saggia e decisero che la ragazza doveva fingersi un ragazzo per andare a lavorare , evitando così di morire di fame. Il giorno dopo va a lavorare in una bottega gestita da un vecchio amico del padre, morto in guerra. Successivamente un talebano, credendo che fosse maschio la “reclutò” insieme ad altri ragazzi e le impose di frequentare la scuola coranica, dove l’unica forma di istruzione era imparare a memoria i versetti del Corano  e sapere utilizzare le armi. La ragazza, però, era sempre in preda alla tensione per paura che la scoprissero. I ragazzi della scuola cominciarono ad insospettirsi sempre di più a causa, anche, della sua voce così “attraente”, quindi lei insieme ad un ragazzo che conosceva il suo segreto, riuscì ancora una volta a cavarsela. Un giorno purtroppo la ragazza che aveva preso il nome di Osama, trasgredì ad una regola e fu messa in punizione: appesa per le ascelle dentro un pozzo profondissimo. Quando la punizione cessò, tirandola fuori dal pozzo,  i mullah scoprirono che era una donna (le era arrivato il menarca, prima mestruazione). Le fecero indossare subito il burqa e la portarono al tribunale religioso per decidere della sua sorte.

La cosa tremenda è stata  assistere all’esecuzione di una pena inflitta ad una donna: essere sepolta viva e lapidata a morte. Arrivato il momento  del giudizio su Osama, un “mullah sahib” la prende in moglie  e la porta nel suo harem (Dalla parola araba arīm, l'Harem indica il gineceo: il "luogo riservato" destinato alla vita privata delle donne.). Avviandosi verso la casa dell’uomo, la ragazza pensava che non avrebbe più rivisto la madre e che per colpa dei Talebani la sua vita era finita perché avevano distrutto le sue speranze e le sue aspirazioni.

Questo film ci ha fatto capire che il dilemma di oggi è fin dove le tradizioni possono spingersi, e dove invece lo stato debba intervenire per tutelare i diritti delle donne, che vengono considerate da secoli sottomesse al maschio.

Morena 3 B

Elvira 3 B